Istat: una fotografia che fa riflettere

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Le statistiche dell’Istat parlano chiaro: nel nostro Paese, nel 2020 si è registrato l’indice di natalità più basso dai tempi dell’Unità d’Italia e il numero di morti più alto dal secondo dopoguerra.

Interessante l’intervista rilasciata dal demografo Gianpiero Dalla Zuanna a La Repubblica: perché i numeri sono freddi soltanto per chi non li interpreta. Perciò fa effetto sapere che, rispetto al 2019, nell’anno della pandemia sono nati 16mila bambini in meno e che la popolazione italiana è scesa sotto la soglia dei 60 milioni. Nel 2020, inoltre, le morti sono state il doppio rispetto alle nascite. Secondo Dalla Zuanna «è stato calcolato che nel 2050 gli ultraottantenni saranno oltre otto milioni, il doppio degli attuali. Con caratteristiche profondamente diverse: più ricchi, più colti, più in coppia. E più richiedenti. Un passaggio epocale». Ancora: «oggi l’età mediana dell’elettore è cinquantuno anni mentre nel 2040 sarà cinquantasette».

Numeri, appunto.

Ma che vanno letti affinché possano davvero calibrarsi delle politiche sociali ed economiche attuali che, soprattutto, possano avere degli effetti positivi anche sul medio e lungo termine.

Gli anziani sono una ricchezza per tutti. 

È un concetto, questo, su cui la Fondazione Alberto Sordi insiste da sempre e che, in un contesto demografico come quello fotografato dall’Istat, assume un valore ancora più significativo.