BANCO ALIMENTARE INTERVISTA LUCCHINI

Intervista a Marco Lucchini, Segretario Generale di Fondazione Banco Alimentare Onlus

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Abbiamo intervistato Marco Lucchini, Segretario Generale di Fondazione Banco Alimentare Onlus e relatore al Convegno “La cura dell’anziano alla prova della pandemia” dello scorso 29 Aprile.

  • Il Banco Alimentare è una realtà consolidata, virtuosa e incisiva. Quanto lavoro c’è dietro il recupero, soltanto nel 2021, di 126.235 tonnellate di cibo raccolte?

«Molto. Attualmente possiamo contare su più di 1.700 volontari che a turni sono presenti nelle 21 OBA e alla FBAO, inoltre circa 180 dipendenti. Se avessimo più disponibilità di eccedenze alimentari non le rifiuteremmo, in particolare in alcune sedi potremmo recuperare e ridistribuire molto più cibo. I compiti sono vari: mantenere stabili rapporti con i donatori di cibo o di soldi, curare la logistica interna ai magazzini e i trasporti, la comunicazione, l’amministrazione. Gli aspetti delle procedure amministrative sono impegnativi ma fondamentali per mantenere una gestione trasparente, affidabile e che permetta di fare le scelte giuste o correggere gli errori. Negli ultimi tempi, oltre alla progettazione, siamo impegnati anche nella rendicontazione, non solo economica ma anche degli impatti sociali ed ambientali che la nostra attività genera. È importante anche la relazione con le 7.500 associazioni che si rivolgono a noi per ricevere il cibo: conoscere le loro necessità ci sprona a cercare il cibo e vedere che grazie al nostro contributo possono meglio accogliere le persone in difficoltà − rafforza il valore che diamo al nostro lavoro. Anche confrontarci con i nostri partner dell’European Food Banks Federation (che rappresenta 30 paesi del continente europeo), ci permette di aggiornare e migliorare le nostre performance e di avere spunti per innovare i nostri processi. Infatti, è sempre più importante avere competenze specifiche in diversi ambiti: digital, logistica, marketing, social-media, igiene degli alimenti, training, ecc.»

  • Approfondiamo: può spiegarci come funziona la macchina organizzativa di Banco Alimentare? Come funziona il coordinamento di 21 Banchi Alimentari Regionali?

«La nostra organizzazione nasce nel 1989 a Milano con la costituzione della Fondazione Banco Alimentare Onlus (FBAO). Negli anni, intorno ad essa, si sono sviluppate 21 Organizzazione Banco Alimentare (OBA) che insieme costituiscono la Rete Banco Alimentare. La FBAO ha un ruolo di guida e coordinamento delle 21 OBA ma è anche proprietaria del marchio “Banco Alimentare”. Ogni OBA sottoscrive un accordo e rispetta un regolamento per poter chiamarsi “Banco Alimentare” (purtroppo abbiamo molte imitazioni e usi impropri del nostro nome). Ovviamente questo si è reso necessario perché la crescita di una organizzazione non può prescindere da una forma giuridica che la sostenga, alla base c’è la condivisione della vision che possiamo sintetizzare in: “condividere i bisogni per condividere il senso della vita”. Vision che si traduce in uno scopo che è recuperare cibo buono per donarlo alle associazioni che accolgono persone in difficoltà. Abbiamo in FBAO e nelle 21 OBA diversi ruoli e competenze. Il perseguimento dello scopo è continuamente verificato dal Consiglio di Amministrazione della Fondazione e condiviso con i CdA delle OBA. C’è una guida operativa nella figura del Direttore Generale che coordina 4 aree: Amministrazione e Controllo, Operation, Comunicazione, Progettazione, Raccolta fondi, Eventi Marketing e Sviluppo. A queste si affianca il Segretariato Generale che supporta sia la Presidenza che la Direzione Generale nelle relazioni esterne e nell’innovazione. Banco Alimentare non è un progetto o un’iniziativa ma un’attività quotidiana. Ogni giorno ci sono persone che lavorano nei magazzini per accogliere e ridistribuire il cibo, che sono sui mezzi per trasportarlo, che promuovono il Banco Alimentare al fine di recuperare cibo e che devono trovare le fonti finanziarie per le spese che abbiamo. Ad esempio in questi mesi da una parte siamo molto preoccupati per la rapida crescita dell’inflazione che toglie ulteriore potere di acquisto mettendo a rischio di povertà centinaia di migliaia di persone e dall’altra l’impennata dei costi dell’energia: abbiamo celle frigorifere che consumano molto ma sono essenziali per conservare il cibo, se non troviamo i fondi sufficienti rischiamo di doverle spegnere e rifiutare donazioni di cibo.»

  • Quanto è importante il contributo dei volontari? Come vengono impiegati?

«Non saremmo il Banco Alimentare senza i volontari. Tutto quello che abbiamo fatto e facciamo è grazie al loro contributo. Ovviamente poi servono anche risorse economiche ma non sapremmo cosa farcene se poi non ci fossero i volontari che le rendono utili allo scopo. Il loro contributo dipende da varie situazioni. A volte è la persona che si presenta, valutiamo in base al tempo che vuole mettere a disposizione, a ciò che desidera fare o a ciò che per esperienza sa fare, e insieme decidiamo se è meglio stare in magazzino, fare l’autista dei mezzi, visitare aziende o associazioni, dare un contributo all’amministrazione o alla comunicazione. I volontari sono fondamentali, ma è giusto che siano liberi di scegliere come esserlo, cioè non devono essere obbligati, per questo occorrono anche dipendenti che invece garantiscano tutte le funzioni necessarie in modo costante. Ora che l’organizzazione è più complessa a volte dobbiamo trovare volontari con specifiche competenze, questo è il caso dell’informatica o per guidare automezzi che richiedono patente C.»

  • Se una persona volesse entrare nella rete di volontari di Banco Alimentare, quale iter deve seguire?

Non c’è un iter particolare, è sufficiente essere maggiorenni e comunicare le proprie disponibilità o direttamente a una delle sedi di Banco Alimentare o attraverso il sito. Devo dire che in questi 33 anni la formula migliore è stata il passaparola: volontari che proponevano a loro amici o conoscenti di venire a provare e poi quasi tutti si sono fermati.»

  • Affrontiamo un concetto cruciale: qual è la sua definizione di “spreco alimentare”?

«Come evidenziato nella ricerca del Politecnico di Milano “Surplus food Management against food waste” di Garrone P., Melancini M., Perego A. del 2015, il concetto di spreco alimentare si articola su due piani:

  1. spreco alimentare sociale – quando nel mercato l’offerta alimentare, per diversi motivi, è maggiore della domanda alimentare e si genera un’eccedenza alimentare[1] che non viene valorizzata in coerenza al suo scopo originario (essere consumata dalle persone);
  2. spreco alimentare ambientale – quando il cibo non viene valorizzato in alcun modo (ad es. riciclo per produzione di compost o recupero per utilizzo energetico).

Quando parliamo di spreco alimentare noi di Fondazione Banco Alimentare Onlus ci riferiamo allo spreco alimentare sociale.»

  • Gli anziani sono un elemento cardine della società. Come si collocano all’interno del vostro universo? 

«Sono un elemento cardine anche della nostra organizzazione: la maggior parte dei nostri volontari sono over 60 e sono valorizzati per le competenze che possono apportare ma anche per l’esperienza maturata negli anni. In alcune OBA si crea una vera comunità dove oltre al lavoro vengono proposti momenti di convivenza, si festeggiano anniversari e compleanni. Durante il lockdown per molti c’era l’obbligo di non uscire ma hanno voluto continuare a dare il loro contributo: c’era chi passava le giornate al telefono ad ascoltare le necessità delle associazioni, chi chiamava aziende. Ci sono stati anche ultra 65enni che hanno deciso di imparare ad usare il pc e anche a fare videochiamate o inserire dati.»

  • Pandemia e recessione hanno determinato una diffusa povertà. E il mondo degli anziani è, anche dal punto di vista economico, tra i più colpiti. In questo contesto, Banco Alimentare ha in cantiere progetti finalizzati a limitare il fenomeno dell’impoverimento?  

«Il nostro compito è essere sussidiari alle associazioni che aiutiamo donando il cibo. Più riusciamo in questo, meglio loro possono sviluppare interventi mirati e anche capaci di favorire inclusione. Cerchiamo quindi di avere ciò che serve sia in quantità che in qualità così da poter dare non solo qualcosa che sfami ma anche che nutra e sia gustoso. Per questo dobbiamo conoscere a chi si rivolgono le associazioni e in base a questo cerchiamo di offrire il meglio.»

  • Il Banco Alimentare è impegnato in quattro principali sfide: sociale, economico, ambientale, educativo. In quale – e in che modo – riesce ad essere maggiormente incisivo?

«Sicuramente la prima, anche perché noi possiamo misurarla attraverso il valore del cibo che doniamo. Per le altre siamo certi di dare un contributo importante ma ad esempio per l’impatto economico delle aziende non possiamo saperlo puntualmente ma sappiamo che sicuramente c’è, visto che non hanno costi di smaltimento e possono usufruire di agevolazioni fiscali. Lo stesso per le associazioni: possiamo stimare quanto risparmio permettiamo loro di avere ma non entriamo nei loro conti. Per l’aspetto educativo poi è quasi impossibile, però anche qui abbiamo delle evidenze. Quando noi di Banco Alimentare abbiamo iniziato, nel 1989 eravamo gli unici ora ci sono molte organizzazioni che si occupano di ridurre lo spreco, i cittadini sono più attenti come lo sono le aziende. Altri hanno promosso iniziative a sostegno di chi è in difficolta. Pensi alla Giornata Nazionale della Colletta Alimentare che dal 1997 proponiamo l’ultimo sabato di novembre (quest’anno il 26 novembre) ebbene durante il periodo di pandemia più grave è stato un modello usato da tantissimi per aiutare moltissime persone, tra queste molti anziani e anziane che non poteva muoversi.

Forse è anche un po’ merito dell’esempio che abbiamo dato in questi anni.»

  • In cosa, invece, vi proponete di riuscire ad essere, in futuro, sempre più incisivi?

«Aumentare la nostra capacità di intercettare le eccedenze di alimenti. Avere anche la possibilità di offrire una più ampia gamma di prodotti. Avere più volontari per curare con maggiore disponibilità la relazione con le associazioni anche al fine di portare con più forza all’attenzione di tutti l’incredibile lavoro di accoglienza e accompagnamento che fanno. Avere più risorse per formare e informare i nostri stakeholder al fine di alimentare un processo di cambiamento culturale nell’affronto sia della lotta allo spreco che per un diritto all’accesso al cibo per tutti.»

  • Può spiegarci come funzionano le attività di recupero del cibo? E la redistribuzione?

«Anzitutto recuperiamo da tutta la filiera agroalimentare e in base alla tipologia di prodotto recuperato l’attività è differente. Recuperiamo i prodotti non deperibili (ad esempio pasta, sugo, carne in scatola, snack confezionati, olio ecc.) principalmente dall’industria e dai supermercati e l’attività prevede la segnalazione dell’eccedenza da parte del donatore, il ritiro solitamente tramite furgone e lo stoccaggio in magazzino. Le organizzazioni caritative si recano poi presso i nostri magazzini per ritirare i prodotti che sono stati assegnati sulla base delle proprie peculiarità e relativi beneficiari.

Ritiriamo poi dai grandi mercati ortofrutticoli, in questo caso i prodotti vengono recuperati e portati nei magazzini, dotati anche di celle frigorifere, per essere distribuiti in pochi giorni. Dal 2003, inoltre abbiamo avviato il programma Siticibo per il recupero delle eccedenze alimentari fresche (oltre frutta e verdura, latticini, salumi e prodotti da forno) e cotte dal settore della ristorazione collettiva, tramite furgoncino refrigerato e seguendo una specifica procedura prevista dal nostro Manuale per corrette prassi operative per le organizzazioni caritative (validato dal Ministero della salute in conformità all’art. 8 del Regolamento CE 852/2004). La ridistribuzione avviene nel giro di poche ore alle organizzazioni caritative: consegniamo direttamente i prodotti o spesso sono le organizzazioni caritative che, tramite nostra delega, recuperano direttamente i prodotti dal donatore.

Dal 2009 Siticibo si è articolato anche nel recupero dalla grande distribuzione organizzata, dai cui punti vendita recuperiamo eccedenze alimentari fresche, cotte e surgelate (oltre che eventuali prodotti in scadenza e materie prime), per essere ridistribuite sempre nel giro di poche ore.»

  • Lo scorso 26 ottobre si è tenuto, presso il Centro Congressi di Fondazione Cariplo, l’evento “L’aiuto alimentare tra crisi produttiva e povertà: quale futuro?”. Quali risposte ha avuto?

«In questo periodo credo che le preoccupazioni e le difficoltà segnino tutti quindi non credo che nessuno farà proclami e fornisca soluzioni. Sono certo, però, che emergerà un desiderio concreto di collaborare, ciascuno a partire dal proprio ruolo e compito. Inoltre, credo che per affrontare momenti di crisi ci sia uno strumento importantissimo: la conoscenza. In fondo è per questo che abbiamo convocato responsabili dell’amministrazione pubblica e privata: ascoltare e conoscere l’esperienza di altri.»

  • Fondazione Alberto Sordi è una realtà da anni impegnata nel sostegno della terza età. Invecchiamento attivo e dialogo intergenerazionale sono due asset delle attività che questa realtà propone. Cosa ne pensa?

«È una delle esperienze che ho vissuto, per anni dalla parte del giovane e ora dalla parte del quasi anziano. Ho imparato moltissimo ascoltando, frequentando persone che libere dai vincoli di lavoro e carriera mi insegnavano come lavorare, anzi direi a vivere. Dall’altra parte ho visto persone con età avanzata rifiorire stando al fianco di giovani all’inizio del loro percorso di vita adulta.  Certo occorre pazienza da parte di entrambe, nessuno deve imporsi ma guardare all’altro come una risorsa inestimabile.»


[1] vedi definizione della legge 166/2016 articolo 2, lettera c

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