Papa Francesco su Rosario Livatino, primo giudice beato nella storia della Chiesa

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La memoria è un valore da tutelare. Proprio per questo il tema dello scambio intergenerazionale è, per noi, da sempre di importanza cruciale.

Rosario Angelo Livatino nacque a Canicattì il 3 ottobre del 1952 e morì, assassinato, ad Agrigento il 21 settembre 1990.

Nella storia della Chiesa, è il primo magistrato beato.

In questi giorni, è in uscita per Morcelliana “Rosario Angelo Livatino. Dal martirio a secco al martirio di sangue” di Vincenzo Bertolone con la presentazione di Papa Francesco. Parole come sempre di grande significato, quelle del nostro Pontefice, di importanza non soltanto spirituale ma anche civica e che qui di seguito, in parte, riportiamo. Affinché insieme si possa riflettere, meditare, crescere.

Picciotti, che cosa vi ho fatto?, riuscì a domandare ai suoi giovani sicari, prima che il suo viso da Gesù Bambino, come lo definì un suo amico, fosse deturpato dai proiettili.

Erano le parole di un profeta morente, che dava voce alla lamentazione di un giusto che sapeva di non meritare quella morte ingiusta. Parole che gridavano contro gli Erodi del nostro tempo, quelli che, non guardando in faccia all’innocenza, arruolano perfino gli adolescenti per farli diventare killer spietati in missioni di morte.

Grido di dolore e al tempo stesso di verità, che con la sua forza annienta gli eserciti mafiosi, svelando delle mafie in ogni forma l’intrinseca negazione del Vangelo, a dispetto della secolare ostentazione di santini, di statue sacre costrette ad inchini irriguardosi, di religiosità sbandierata quanto negata.

Per questo, ripensando alla figura del magistrato siciliano, ribadisco quanto espressi già nella Sala Clementina il 29 novembre 2019:

«Livatino è un esempio non soltanto per i magistrati, ma per tutti coloro che operano ne campo del diritto: per la coerenza tra la sua fede e il suo impegno di lavoro, e per l’attualità delle sue riflessioni […]. L’attualità di Rosario Livatino è sorprendente, perché coglie i segni di quel che sarebbe emerso con maggiore evidenza nei decenni seguenti, non soltanto in Italia, cioè la giustificazione dello sconfinamento del giudice in ambiti non propri, soprattutto nelle materie dei cosiddetti nuovi diritti, con sentenze che sembrano preoccupate di esaudire desideri sempre nuovi, disancorati da ogni limite oggettivo».

Fede che diviene prassi di giustizia e che perciò fa del bene al prossimo: ecco le caratteristiche spirituali di Rosario Livatino.

[…]

A Rosario Angelo Livatino, oggi anche attreverso la sua beatificazione, rendiamo grazie per l’esempio che ci lascia, per aver combattuto ogni giorno la buona battaglia della fede con umiltà, mitezza e msiericordia. Sempre e soltanto nel nome di Cristo, senza mai abbandnare la fede e la giustizia, neppure nell’imminenza del rischio di morte.

È questo il seme piantato, è questo il frutto che verrà.