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Musicoterapia, dalla formazione accademica ai possibili sbocchi professionali

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É stato presentato in Senato – all’interno della Sala Zuccari di Palazzo Giustiniani – su iniziativa della Senatrice Paola Binetti il convegno “Musicoterapia, dalla formazione accademica ai possibili sbocchi professionali”.

Nello specifico, le sessioni hanno riguardato:

  • Formazione Universitaria e musicoterapia;
  • Musicoterapia e la “salute” delle persone fragili;
  • Musicoterapia e le prospettive di cura in chiave sociale;
  • Musicoterapia e mondo della scuola;

Presenti la Senatrice Paola Binetti e il Dott. Gianluca Cerracchio, Direttore generale dell’Università e della Ricerca.

La Musicoterapia, grazie a un percorso legislativo condotto dal lavoro della Senatrice assieme a diversi colleghi, ha ottenuto finalmente un ordinamento didattico riconosciuto a livello accademico, con il Decreto Ministeriale 2905 del 6 dicembre 2021 – Diploma accademico di secondo livello – DCSL 72 – Teorie e tecniche in musicoterapia.

Il decreto porta a compimento un processo di sperimentazione avviato nel 2006 in alcuni Conservatori di musica italiani la formazione altrimenti era in passato solo di natura privata. Il corso ha come obiettivo quello di formare musicisti qualificati in “Teorie e tecniche in Musicoterapia” in grado di effettuare un uso professionale della musica e dei suoi elementi come forma d’intervento in ambito medico, educativo e della vita quotidiana con individui, gruppi, famiglie e comunità.

Il piano formativo integra la formazione musicale indirizzata agli scopi musicoterapici, unitamente alla formazione di natura teorica e metodologica più specificatamente musicoterapica, con una formazione in area psicologica, medica e pedagogica, per l’inserimento del diplomato in percorsi di riabilitazione e di cura.

L’attivazione del corso infatti, è subordinata alla stipula di una specifica convenzione fra Conservatorio e Università, per gli insegnamenti nelle aree di competenza.

Sbocchi professionali nell’ambito della relazione d’aiuto per la realizzazione di percorsi finalizzati all’integrazione/sviluppo personale e sociale, alla riabilitazione e alla terapia presso ospedali, hospice, centri diurni, case di riposo per anziani, strutture assistenziali residenziali per disabili, carceri, comunità di integrazione e recupero, cooperazione sociale.

Nell’ambito scolastico per la realizzazione di percorsi finalizzati alla prevenzione, inclusione e cura del disagio giovanile presso scuole di ogni ordine e grado.

Nell’ambito del convegno, all’interno della sezione musicoterapia e le prospettive di cura in chiave sociale, è stato presentato il lavoro svolto presso l’Associazione Alberto Sordi, la quale ha attivato una convenzione con il Conservatorio “A. Casella” di L’Aquila per i tirocinanti corso biennio di Musicoterapia.

L’Associazione Alberto Sordi è stata chiamata ad intervenire per portare la testimonianza dell’importanza e del ruolo che il progetto di musicoterapia ha avuto all’interno del Centro Diurno.

Nel 2017-2018 è stato avviato un primo progetto pilota ed il gruppo di anziani coinvolti era eterogeneo; l’anno successivo il progetto è stato pensato e rivolto ad 11 anziani, di età compresa tra i 69-94 anni di età, con fragilità cognitiva lieve e moderata.

Durante le sedute, i professionisti coinvolti erano: 2 musicoterapeute (Marina Bartucca e Antonella Zenga), 2 tirocinanti del Conservatorio e l’educatrice di riferimento dell’Associazione (Francesca Lospoto).

L’Associazione ha accolto il progetto di musicoterapia inserendolo all’interno del suo piano educativo, che si esplica nel programma integrato di attività, poiché in linea con le finalità e gli obiettivi che lei stessa si impegna a perseguire in favore degli anziani fragili.

Ci siamo chiesti se la musicoterapia potesse essere un’attività laboratoriale che favorisse un benessere nella persona anziana e se potesse essere un linguaggio condiviso per il gruppo cui era rivolto.

Il riscontro da parte degli anziani è stato molto buono perché la musicoterapia ha rafforzato un buon clima di gruppo, ha favorito la relazione emotiva tra i partecipanti favorendo l’inclusione degli stessi, ha migliorato il tono dell’umore e il livello di comunicazione andando a rinforzare l’autostima.

Per concludere, abbiamo chiesto anche ad un anziano che ha preso parte al progetto, cosa ricordava e cosa gli fosse piaciuto.

Le sue parole sono state «ero molto contento di partecipare e di far ballare la signora che aveva tante difficoltà perché sentivo che in quel momento la rendevo felice.»

Articolo a cura di Francesca Lospoto e Marina Bartucca

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