Anziani e Covid: nessuno rimanga solo

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“Rimodulare i servizi per combattere solitudine e isolamento”.

Il Direttore della Fondazione Alberto Sordi, avv. Ciro Intino, ha annunciato i primi dati relativi ai tre progetti “Il Centro a Casa”, Teleassistenza e Assistenza domiciliare, messi in campo per gli anziani dopo la forzata chiusura del Centro Diurno.

SETTEMBRE 2020:

Progetto: “Il Centro a casa”

partecipanti 10

168 ore effettuate

TELESSISTENZA:

46 assistiti

92 ore

ASSISTENZA DOMICILIARE

21 assistiti

236 ore effettuate

Mai come ora il miglioramento delle condizioni di vita delle persone anziani e fragili in genere passa attraverso le sinergie di chi lavora nella direzione della ricerca e dell’assistenza sviluppando metodi e formule di dialogo digitale, social e telematico” – ha dichiarato il direttore della Fondazione Alberto Sordi, avv. Ciro Intino – “Nell’attuale critica situazione di pandemia, occorre ripensare i servizi alla persona anziana per combattere isolamento e solitudine, potenziando l’ascolto delle singole esigenze, di quelle familiari e rispondendo con soluzioni di assistenza sempre più adeguate e su misura.

A tale proposito la Fondazione Alberto Sordi per l’emergenza Coronavirus ha da tempo avviato con Roma Capitale, ricevendo il riconoscimento ufficiale del Municipio IX, un progetto di rimodulazione dei servizi erogati agli anziani attraverso forme domiciliari e sperimentazioni digitali di contatti interpersonali che permettono di mantenere la vicinanza e l’ascolto a distanza e in sicurezza. Velocizzando e migliorando i servizi on line si è più vicini alle persone.  Su tali basi è proficua e naturale la collaborazione con Università Campus Biomedico di Roma e la Fondazione Mondo Digitale, partner ideali e competenti”.

slider teleassistenza 1170x600 1In particolare la Fondazione Alberto Sordi si propone come hub di progetti ed esperienze italiane per l’erogazione dei servizi ad anziani fragili, nei loro territori. L’obiettivo è costruire una rete di organizzazioni che condividano nella loro totale autonomia progettuale, una cultura personalista e personalizzante dei servizi, capace di contrastare i potenti processi di spersonalizzazione e deterritorializzazione che rischiano di caratterizzare la sanità del futuro.

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