Fotografare gli anziani significa onorarne la memoria
Fotografare gli anziani è come onorare la loro più autentica memoria, che permette di ritrarre e tradurre in immagine un’eredità morale di unica Bellezza.
Fotografare gli anziani è come onorare la loro più autentica memoria, che permette di ritrarre e tradurre in immagine un’eredità morale di unica Bellezza.
Il rapporto tra anziani e ragazzi è spesso circoscritto esclusivamente ai rapporti familiari. Normalmente questo confronto intergenerazionale viene a compiersi e a concludersi nei rapporti interni al proprio nucleo familiare.
Chiudiamo gli occhi e immaginiamo una spiaggia, siamo dei bambini accompagnati dai nostri genitori o dai nostri nonni. E per contrastare la noia cosa ci sollecitano a fare i nostri genitori? A fare amicizia con qualche altro bambino.
Le relazioni umane fanno bene a qualsiasi età, ma in particolare dai 65 anni in poi diventano fondamentali, in quanto i ritmi quotidiani cambiano e l’impegno sociale, così come il ruolo familiare, inizia ad alleggerirsi.
La tenerezza che permette di stare in contatto con le cose e con le persone, che non si esprime in forme eclatanti ma parla un linguaggio universale.
Abbiamo collaborato – con il Dicastero per i Laici, la famiglia e la Vita – all’edizione di Luglio de Il Video del Papa, con l’intenzione di preghiera che Papa Francesco affida a tutta la Chiesa Cattolica attraverso la Rete Mondiale di Preghiera del Papa.
Tutti sappiamo che il suono e la musica accompagnano l’essere umano ancor prima della sua nascita e che la prima relazione di qualsiasi bambino venuto al mondo si realizza attraverso un’esperienza intensa che è innanzitutto corporea e sonora.
I gesti di buona cura verso l’anziano sono il risultato di una cultura che è capace di valorizzare e incontrare la Persona autenticamente, al di là degli stereotipi e dei pregiudizi legati all’età.
In questo quadro di alfabetizzazione informatica dell’anziano, molte esperienze si dirigono in tal senso come la ricerca “Costruire i ponti con gli anziani”, realizzata dalla Fondazione Alberto Sordi e l’Università Campus Bio-Medico di Roma, che vuole sviluppare un nuovo modello di cura, chiamato Healthcare 5.0,.
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