Il Centro è promosso dalla Biomedical University Foundation, sostenuto da Fondazione Roma e realizzato in collaborazione con l’Università Campus Bio-Medico di Roma e la Fondazione Policlinico Universitario Campus Bio-Medico.
Una giornata di confronto che ha riunito mondo della ricerca, professionisti sanitari, istituzioni e realtà del Terzo Settore con un obiettivo comune: riflettere su come rendere sempre più tempestiva, integrata e personalizzata la presa in carico delle persone con Alzheimer e delle loro famiglie.


Un Centro che unisce ricerca, diagnosi e assistenza
Il nuovo Centro nasce con l’obiettivo di mettere in relazione ricerca traslazionale, attività clinica e supporto socioassistenziale, favorendo un passaggio più rapido dalle scoperte scientifiche alla pratica clinica.
Nel 2025 il Centro ha seguito 200 pazienti e ha ridotto da circa un anno a tre mesi i tempi necessari per arrivare a una diagnosi: un anticipo che può tradursi nella possibilità di costruire prima un percorso di cura, valutare l’accesso alle terapie emergenti e coinvolgere la persona e la famiglia quando la malattia è ancora in una fase iniziale.
Il progetto ha inoltre consentito l’installazione di una risonanza magnetica 3 Tesla, di un laboratorio di neurofisiologia clinica presso la Fondazione Policlinico Universitario Campus Bio-Medico e la realizzazione di laboratori e facilities dedicate alla ricerca presso l’Università Campus Bio-Medico di Roma.
La direzione è chiara: integrare competenze, tecnologie e servizi per costruire percorsi sempre più precoci e personalizzati.



Dalla ricerca ai luoghi della quotidianità
Accanto alle prospettive clinico-scientifiche, la mattinata ha dedicato uno spazio specifico al ruolo dei Centri Diurni Alzheimer.
La Fondazione Alberto Sordi ha curato la tavola rotonda: “I luoghi che fanno la differenza: quando il centro diurno diventa cura”
Un momento pensato per riportare l’attenzione su una dimensione fondamentale: la cura della persona con demenza non si esaurisce nella diagnosi o nel trattamento medico, ma continua nei luoghi della quotidianità, nelle relazioni, nelle attività e nella capacità di costruire percorsi realmente personalizzati.
Al confronto hanno partecipato Fioravante Capone, Alessia Fiandra, Francesca Lospoto e Michele Questa, portando esperienze e prospettive diverse sul ruolo dei Centri Diurni nella presa in carico della demenza.


Il contributo della Fondazione Alberto Sordi
Per la Fondazione Alberto Sordi, partecipare a questa riflessione ha significato portare l’esperienza maturata nei propri Centri e ribadire un principio centrale: le attività proposte alle persone con Alzheimer non sono semplicemente ricreative, ma possono diventare parte integrante di un progetto di cura.
Stimolazione cognitiva, attività motorie, laboratori espressivi, musica, attività manuali, cura del verde, momenti di socializzazione e sostegno alle famiglie acquistano valore quando sono inseriti in un percorso costruito intorno alla persona, alle sue capacità, alla sua storia e alle sue relazioni.
Il Centro Diurno può così diventare un luogo nel quale mantenere abilità, sostenere autonomie, favorire il benessere relazionale e, allo stesso tempo, offrire alle famiglie un punto di riferimento competente e continuativo.
È proprio nel dialogo tra ricerca, clinica e territorio che può svilupparsi una presa in carico più completa.


Una mattinata di confronto e collaborazione
La giornata si è aperta con i saluti istituzionali e con gli interventi dedicati alle nuove prospettive clinico-scientifiche sulla malattia di Alzheimer.
Tra i protagonisti della mattinata, Carlo Tosti, Paolo Arullani, Franco Parasassi e Paolo Arullani, Armando Magrelli, insieme ai contributi scientifici di Marcello D’Amelio e Vincenzo Di Lazzaro. La chiusura dei lavori è stata affidata ad Alessandro Pernigo, Presidente della Biomedical University Foundation, mentre la moderazione è stata curata da Andrea Picardi.
La pluralità delle competenze presenti ha restituito con chiarezza la complessità della sfida rappresentata dall’Alzheimer e, insieme, la necessità di affrontarla costruendo connessioni tra mondi diversi.


Il valore di una rete
La Fondazione Alberto Sordi ringrazia la Biomedical University Foundation per aver promosso il Centro e l’iniziativa, Fondazione Roma per il sostegno al progetto, l’Università Campus Bio-Medico di Roma e la Fondazione Policlinico Universitario Campus Bio-Medico per il lavoro scientifico e clinico portato avanti.
Un ringraziamento va inoltre a tutti i relatori, ai professionisti, alle istituzioni, alle realtà del Terzo Settore e alle persone che hanno partecipato alla giornata e contribuito al confronto.
Per la Fondazione Alberto Sordi è stata un’occasione preziosa per portare dentro un dibattito scientifico e istituzionale anche il punto di vista dei Centri Diurni e della quotidianità della cura.
Perché la ricerca può aprire nuove strade, la diagnosi può diventare sempre più tempestiva e le terapie possono evolvere. Ma perché tutto questo produca un impatto reale nella vita delle persone è necessario costruire una rete capace di accompagnarle anche dopo la diagnosi.
Ricerca, cura e comunità non sono dimensioni separate: sono parti dello stesso percorso.

