Richiamato a Torino per la grave malattia della moglie, la trova già morta e la figlia Anna, ormai adolescente, non lo vuole vedere. Riprende la sua vita da vagabondo e fa amicizia con Granata, un anziano clochard che gli insegna come vivere di espedienti mentre Pier si diletta a cucinare per entrambi i piatti che lo hanno reso famoso. Un giorno lo raggiunge nella sua baracca Anna che non vuole più vivere con la sorella della madre, troppo oppressiva. Lentamente si ristabilisce un rapporto fra padre e figlia e Pier ritiene giusto trovare un lavoro che gli consenta di aiutare la figlia che sta cercando di vincere una borsa di studio per iscriversi ad una università canadese.
Sono numerose le sequenze nelle quali Pier, dopo aver raccolto i più insoliti avanzi dei ristoranti, si mette, con calma e grande cura nella composizione, a cucinare piatti prelibati. Le storie umane presenti nel film si snodano in modo simile. Con una lenta progressione, Pier conosce altre persone clochard come lui, la commessa di un supermercato e, a poco a poco, diventano tutti amici, allettati dai pranzi saporiti che lui compone. Anche il rapporto con la figlia matura a fuoco lento. Cadute le prime rigidità, Anna finisce per confessargli le proprie insicurezze, contrastate dal padre che nutre grande fiducia il lei.
Il film trasmette due messaggi, uno sociale e l’altro umano. Il primo messaggio è chiarissimo: la condanna degli sprechi alimentari nei ristoranti, nei supermercati, con i quali, al contrario, frotte di vagabondi riescono a sfamarsi.Il secondo è più complesso. Il percorso interiore del protagonista è lasciato sfumato. Sia Pier sia Granato hanno commesso veri reati: Granato falsificava dipinti celebri per venderli come autentici, mentre non sveliamo il danno che Pier ha arrecato ai colleghi del ristorante dove lavorava. Si sono davvero pentiti? Non è chiaro. Pier sembra, per un momento, voler tornare alla sua professione di cuoco, ma al primo contrasto con un collega si rifugia nuovamente nel suo mondo alternativo. Del suo passato è particolarmente grave l’aver anteposto l’orgoglio ferito a tutto il resto, senza rendersi conto di chi gli fosse accanto, arrivando a lasciare la moglie morire da sola e a trascurare la crescita della figlia.
Su tutti, però, emerge la figura di Anna, che riesce a perdonare il padre e a restituirgli uno degli affetti che aveva perduto.
Non morirò di fame
- Regia di Umberto Spinazzola
- Con con Michele Di Mauro, Jerzy Stuhr, Chiara Merulla, Claudia Ferri, Riccardo Lombardo
- Drammatico
- Durata 109 minuti
- Anno 2023
- Disponibile su RaiPlay
