Studi recenti [1] ci rivelano che gli over 50 non solo non hanno più paura della tecnologia, ma usano i device informatici come le generazioni più giovani: quasi il 72% usa pc e tablet per la posta elettronica, il 67,8% per navigare su Internet e il 67% per accedere ai social network.
E in molti hanno già fatto esperienza di “telemedicina” in tempo di pandemia anche con il medico di base. I più informatizzati sono soprattutto i “giovani anziani” (fino a 75 anni), che oggi, secondo le indicazioni della Società Italiana di Gerontologia e Geriatria hanno la forma fisica e cognitiva di un 50enne di trenta anni fa.
In questo quadro di alfabetizzazione informatica dell’anziano, molte esperienze si dirigono in tal senso come la ricerca “Costruire i ponti con gli anziani”, realizzata dalla Fondazione Alberto Sordi e l’Università Campus Bio-Medico di Roma, che vuole sviluppare un nuovo modello di cura, chiamato Healthcare 5.0, che coinvolga gli anziani in una dimensione pro-attiva e partecipativa: l’implementazione delle nuove tecnologie è supportata da formazione e informazione per aumentare anche la fiducia e l’aspettativa per le dimensioni relazionali (di cura, di attenzione, di affetto ecc.) e non solo di sicurezza.
È in questa direzione che si gioca la vera sfida dell’inclusione digitale, nella capacità di coinvolgere anche gli anziani più fragili e i “grandi vecchi”. Questi ultimi, collocati nella fascia d’età tra i 75 e 89 anni, rappresentano più del 10% della popolazione. Si tratta di oltre 6 milioni di persone che con l’aiuto della tecnologia potrebbero migliorare la loro qualità di vita ma hanno bisogno di formazione e di supporto.
Le attività educative potrebbero essere erogate anche dagli anziani ‘più alfabetizzati’ che potrebbero essere coinvolti come tutor alla pari nell’alfabetizzazione digitale e funzionale dei loro coetanei. Essi potrebbero aiutare a esplorare i bisogni degli anziani meno autosufficienti per offrire risposte tecnologiche personalizzate e sperimentare in anteprima le esperienze che usano tecnologie più avanzate (realtà immersiva, intelligenza artificiale ecc.), per il benessere e la cura dei più fragili.
L’esperienza del progetto pilota “Il Centro a casa” [2] con gli anziani di Trigoria ci ha dimostrato che tutto è possibile. Con un telefono in rete si può trasformare una connessione in relazione, anche di cura.
