Le parole che curano: riflettere sul linguaggio della terza età
Lunedì 9 marzo 2026, presso l’Auditorium UniCredit di Roma, si è svolto il workshop “Parole che curano, parole che feriscono. Raccontare la terza età e i servizi per le persone anziane”, promosso dalla Fondazione Alberto Sordi. L’iniziativa ha registrato una grande partecipazione e un forte interesse, tanto che nei giorni precedenti è stato necessario chiudere anticipatamente le iscrizioni per l’elevato numero di richieste. La mattinata si è sviluppata in un clima di ascolto attento e di confronto vivo, guidata da una consapevolezza condivisa: il linguaggio con cui raccontiamo la terza età non è mai neutro.
Il linguaggio costruisce lo sguardo della società
Spesso il racconto pubblico dell’invecchiamento si concentra su emergenze, numeri, costi sociali e fragilità. Questo tipo di narrazione rischia però di restituire un’immagine incompleta e disumanizzata della realtà, in cui le persone anziane diventano solo un problema da gestire. Al contrario, una comunicazione più attenta può restituire dignità, relazioni, competenza e umanità ai luoghi della cura e a chi li abita. Le parole contribuiscono infatti a costruire l’immaginario collettivo e a orientare lo sguardo della società sull’invecchiamento e sui servizi sociosanitari. Da questa consapevolezza è nata la riflessione che ha attraversato l’intero workshop.
Gli interventi: prospettive diverse per uno sguardo nuovo
Gli interventi della mattinata hanno aperto uno spazio di riflessione autentica: non solo per “dire meglio”, ma soprattutto per guardare diversamente la realtà della terza età. Tra i relatori:
- Raffaella Aliprandi, Direttrice Cultura e Comunicazione del Campus Bio-Medico di Roma, ha guidato una riflessione sul potere simbolico delle immagini e delle narrazioni legate alla vecchiaia e sul loro ruolo nella costruzione delle rappresentazioni sociali.
- Renato Piccoli, giornalista di Rai Parlamento, ha affrontato il tema dal punto di vista del codice deontologico dei giornalisti, sottolineando la necessità di trovare un equilibrio tra diritto di cronaca e tutela della dignità delle persone.
- Filippo Rubbo, Giorgia Gramantieri e gli attori dell’Associazione Culturale Substantia ETS, partner del progetto, hanno proposto una narrazione ispirata alla cultura classica, accompagnando i partecipanti in un percorso che ha mostrato come la scelta delle parole sia sempre legata a una domanda più profonda: che società vogliamo essere.
A concludere la mattinata è stato Gianluigi De Palo, giornalista e presidente della Fondazione per la Natalità, che ha invitato a riflettere sulla responsabilità e sulla traduzione concreta delle idee emerse durante il confronto.
Una responsabilità condivisa
Il workshop ha evidenziato come il modo in cui raccontiamo la terza età influenzi profondamente la percezione sociale dell’invecchiamento. Spostare lo sguardo dalla fragilità isolata alla relazione, dalla cronaca del disagio al racconto della cura come competenza e responsabilità condivisa significa contribuire a costruire una cultura dell’invecchiamento più giusta, più realistica e più umana.
Ringraziamenti
Un grazie anche all’Associazione Culturale Substantia ETS, che ha collaborato alla realizzazione del workshop contribuendo con sensibilità culturale e progettuale alla costruzione di questo spazio di dialogo sul linguaggio e sulla rappresentazione della terza età. Un ringraziamento speciale va a UniCredit, partner dell’iniziativa, che ha ospitato l’evento presso l’Auditorium di Roma, rendendo possibile questa mattinata di confronto e riflessione.
L’iniziativa si è svolta con il patrocinio della Fondazione Policlinico Universitario Campus Bio-Medico di Roma e dell’Associazione ISCOM, che hanno sostenuto il valore culturale e sociale del progetto. Un ringraziamento, infine, al meraviglioso team dei volontari della Fondazione Alberto Sordi, che ha supportato con attenzione e cura l’organizzazione e l’accoglienza dei partecipanti.
