Progetto Alisea: Fondazione Alberto Sordi e Associazione Antea Cassino creano il primo giardino sensoriale al Centro per la Salute dell’Anziano

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Il verde che cura è una realtà grazie all’idea di partenza del Progetto Alisea, fortemente voluto da Fondazione Alberto Sordi con l’Associazione Antea Cassino. Incontriamo il dott. Claudio Orezzi, medico anestesista ed esperto di cure palliative che ci spiega questo progetto importante che prenderà forma sul terrazzo del Centro per la Salute dell’Anziano di Trigoria, dove ha sede anche l’Associazione Alberto Sordi ed il suo Centro diurno per Anziani Fragili.

 

Dott. Orezzi, come ha origine questo progetto?

 

“Il progetto nasce da un lungo percorso: la Onlus “Antea Cassino”, è una filiazione dell’Antea di Roma, associazione attiva da 30 anni nel campo delle cure palliative. Con loro, ho organizzato master in cure palliative all’università “Tor Vergata” e adesso, con l’Università Campus Bio-Medico di Roma. Attualmente, il problema è che non accedono più alle cure palliative solo pazienti oncologici, ma malati con deficit cognitivi. Per poter assistere al meglio queste persone, si è ricorsi, a livello mondiale, europeo e nazionale, a strade alternative, che consentissero di recuperare il più possibile le funzioni che sfumano in queste persone. Tra queste funzioni, le più importanti sono quelle sensoriali, che queste persone rischiano di perdere completamente. Lo scopo del giardino sensoriale è tentare di recuperarle sia dal vivo sia in maniera virtuale con tecnologie immersive, ovvero tramite la realtà virtuale e la realtà aumentata”.

 

Il giardino sensoriale trova spazio nell’ambito di quei servizi che possono aiutare, in tempo di Covid, persone anziane e disabili, che hanno bisogno di stimoli nuovi. Nascerà su un terrazzo condiviso tra Fondazione Alberto Sordi e Associazione Alberto Sordi, che gestisce il centro diurno, al momento chiuso per pandemia, all’interno del Cesa, Centro per la Salute dell’Anziano. Questo progetto si può fare dappertutto…. ma bisogna saperlo fare. È così?

 

“Sì, bisogna saperlo fare e saperlo progettare, seguendo dei cardini precisi, tra cui il fatto che debba essere impattante sull’ambiente, quindi i materiali devono essere non soltanto ecocompatibili ma anche facilmente realizzabili, modulabili, spostabili, incrementabili o con la possibilità di ridurlo come dimensioni o numero di stanze. Voglio fare un’aggiunta su chi lo utilizzerà: a breve, sempre nel Centro per la Salute dell’Anziano, aprirà il Centro per le Cure Palliative (l’hospice) del Policlinico Universitario Campus Bio-Medico. Abbiamo pensato di realizzarlo lì, in maniera che più realtà, sia assistenziali ma anche culturali e di ricerca, potessero approfittare di questa occasione”.

 

Ha parlato di realtà aumentata, che significa?

 

“Con realtà aumentata intendiamo il guardare un oggetto o inquadrarlo con lo smartphone e avere una serie di informazioni sulla realtà che sto vedendo. Può essere inquadrata una persona, una statua, un quadro, una pianta. Ecco, nel caso del giardino sensoriale, sarà possibile inquadrare un’essenza qualunque e avere informazioni su che cos’è, che tipo di coltivazione richiede e altre notizie di questo genere. Poi, esistono dei device ancora più raffinati per cui, indossando degli occhiali particolari, saranno proiettate queste informazioni contemporaneamente all’osservazione dell’oggetto”.

 

Sono neuro-stimolazioni che servono a tenersi in esercizio, quindi può essere utile anche per disturbi degenerativi. Abbiamo parlato di piante, percorsi, informazioni: un’esperienza tutta da vivere, che aziona tutte le sfere sensoriali, stando a contatto con la natura, che serve sempre…

 

Certo, serve sempre e si è visto scientificamente che consente di recuperare molto delle funzioni perse. Una stimolazione sensoriale può servire per stimolare un paziente con un grave deficit e ottenere dei buoni risultati, migliorare la sua percezione.

 

Nella Fondazione Alberto Sordi, il direttore Ciro Intino sostiene sempre che nell’assistenza la carta vincente è fare squadra. Il giardino sensoriale è un servizio condiviso, una novità che può essere di apertura sul futuro dell’assistenza e della ricerca. Possiamo dire questo?

 

“L’obiettivo è migliorare l’assistenza, la qualità della vita di molte persone. Noi adesso abbiamo parlato delle persone più coinvolte, cioè i malati, ma dobbiamo pensare al carico psicologico, fisico, economico che hanno i care giver e al carico professionale degli operatori. Ecco, questo tipo di realtà è destinata a tutti, parte da un lavoro di indagine che abbiamo fatto qualche tempo fa sugli operatori, sui pazienti e sui care giver di un hospice in provincia di Caserta che io dirigevo. Quindi, il giardino è stato disegnato sulle esigenze che queste persone ci hanno comunicato. Il futuro è questo, cercare di migliorare il più possibile la qualità di vita di queste persone che hanno oggettive disabilità, più o meno gravi”.

 

Ringraziamo il dott. Orezzi perché ci ha spiegato che possono ancora esserci notizie nuove e servizi utili. La carta della condivisione e del fare squadra è sempre molto importante, e su questo noi cerchiamo sempre di essere informatori e divulgatori di buone notizie. Oggi, per fortuna, questa è una buona notizia. 


Qui il link diretto per sostenere questo progetto:  paypal.me/pools/c/8uvQlpb34d .

Oppure tramite bonifico sul conto corrente dedicato alle seguenti coordinate:

Antea Cassino Associazione onlus

IBAN: IT63 H076 0114 8000 0006 3346 464

Causale: donazione per campagna alisea 

Info sulla campagna: https://www.sociallendingitalia.net/progetti/alisea/

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