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“La musica non si dimentica”: concluso il progetto di musicoterapia al centro diurno Alberto Sordi

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Lo scorso Giovedì 13 giugno si è concluso il progetto di musicoterapia “La musica non si dimentica” rivolto alle persone anziane del Centro diurno Alberto Sordi per la stimolazione cognitiva e per la prevenzione delle patologie degenerative legate all’invecchiamento.

È ampiamente dimostrato che la musica rappresenta un’attività umana complessa, in grado di agire su più dimensioni e di coinvolgere le persone sul piano fisico, affettivo, e psicologico. Soprattutto è possibile parlare della musica come di una forma di comunicazione, che coinvolgendo differenti sistemi in interazione fra loro (sistema uditivo, visivo, motorio), è capace di indurre emozioni, di stimolare le funzioni cognitive e il movimento e di favorire la socialità.

In musicoterapia si parla di uso del linguaggio sonoro-musicale come forma comunicativa non verbale, caratterizzata da un suo specifico codice. Tutti gli esseri umani possono essere competenti nell’uso di base del linguaggio musicale, a maggior ragione la persona anziana che è portatrice di una ricca esperienza sonoro-musicale fatta di canti ascoltati ed eseguiti, di ricordi legati alla musica grazie ad eventi personali o sociali vissuti, ma anche grazie alla pratica di danze appartenenti al proprio passato. Questo insieme di conoscenze rappresenta un prezioso bagaglio da cui attingere per impostare la seduta di musicoterapia che, secondo specifiche situazioni, può essere improntata all’attivazione motoria, all’ascolto dei brani per stimolare la memoria e l’attenzione oppure ad attività di improvvisazione, in cui il libero uso degli strumenti favorisce l’espressione di sé e la comunicazione non verbale fra i partecipanti, sostenendo la socializzazione e il senso di gratificazione che deriva dal sentirsi parte di un gruppo.

La musicoterapia è una disciplina attraverso la quale un musicoterapista specializzato, usando differenti esperienze musicali, adeguate ai bisogni e alle competenze della persona o del gruppo di persone, costruisce un processo sistematico all’interno di una relazione terapeutica, con lo scopo di migliorare il suo stato di salute. In questo senso essa si differenzia da altre proposte basate sulla musica, finalizzate all’intrattenimento o all’animazione, certamente in grado di promuovere benessere, in cui tuttavia manca la realizzazione di un processo sistematico, articolato su una prima fase di valutazione e definizione degli obiettivi specifici, cui seguono il trattamento e la verifica del percorso svolto.

Il progetto iniziato nel mese di Febbraio, ha visto la partecipazione di un gruppo stabile di 9 persone, 3 uomini e 6 donne, che hanno svolto un percorso di 16 incontri, a cadenza settimanale, della durata di un’ora. Le due musicoterapiste Marina Bartucca e Antonella Zenga hanno condotto le sedute con l’aiuto nella gestione del gruppo dall’operatrice Veronica.

Nel corso del progetto di musicoterapia “La musica non si dimentica” i primi tre incontri sono stati utilizzati per inquadrare la situazione, il grado di coinvolgimento e lo stato generale in termini cognitivi e motori di ciascun partecipante e a partire da questo si è organizzato il percorso. Ai fini dell’osservazione di ciascun elemento del gruppo, è stata adottata una scheda validata, il MiDAS (Music in Dementia Assessment Scale), che integra l’osservazione delle musicoterapiste su ogni singola seduta, con quella dell’operatrice partecipante alle sedute, che la effettua invece nei tempi precedenti e successivi alla seduta stessa. Questa osservazione integrata permetterà di verificare come si è sviluppato il percorso di musicoterapia di ciascun componente del gruppo rispetto all’attività e anche come il percorso ha inciso sul modo di partecipare dell’anziano alle attività svolte presso il centro diurno.

Durante lo svolgersi degli incontri, il gruppo ha mostrato sempre maggiore entusiasmo nella partecipazione ed anche quei pochi che all’inizio apparivano più riservati, si sono progressivamente lasciati coinvolgere dalla situazione, suonando, cantando, ma anche partecipando con semplici danze o attraverso il racconto di storie evocate dall’ascolto di determinate musiche.

Antonella Zenga e Marina Bartucca

 

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