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Successo dell’incontro workshop formativo della Fondazione Alberto Sordi

L’incontro-workshop della Fondazione Alberto Sordi, al Roma Meeting Center, dedicato a ruoli e responsabilità di tutti coloro che operano per la terza età in ambito sociosanitario, ha riguardato una discussione di livello sul tema dell’Alleanza per le Persone Anziane, tesa anzitutto a rifiutare stereotipi e luoghi comuni o ghettizzazioni di sorta. L’anziano non è solo l’anziano malato. Gli anziani sono una risorsa che va capita e organizzata. Come per i nonni: uno può essere l’aiuto in casa che tiene i nipotini. Ma i nonni organizzati sono una potenza ed una risorsa per tutta la società.Una platea attenta di oltre cento persone ed un tavolo di esperti, oltre ai docenti Università Campus Bio-Medico di Roma e della stessa Fondazione, hanno affrontato con dati ed esperienze l’argomento cura e fragilità in tutti i suoi aspetti, con uno sguardo all’innovazione tecnologica e al mutamento delle condizioni di vita per il futuro.
“Il momento formativo – ha detto il Direttore della Fondazione Alberto Sordi, avv. Ciro Intino – si arricchisce della condivisione a più voci di riflessioni, proposte ed esperienze di assistenza e di cura orientate ad ogni singola persona. Un tema centrale in una società che invecchia ma che, proprio per questo motivo, necessita di rinnovamento dei modelli organizzativi e gestionali dei servizi offerti agli anziani a tutela della loro dignità e del loro ruolo sociale”.Così, in continuità, ha aperto i lavori la relazione del prof. Riccardo Prandini Ordinario di sociologia all’Università di Bologna, che ha ricordato i principi della Carta Alleanza, presentata dalla Fondazione Alberto Sordi nel giugno dello scorso anno ad iniziare dalle nuove logiche della sostenibilità economica, culturale e sociale dei servizi e delle cure. Poi, l’advocacy sociale, la necessità di una nuova cultura dell’ospitalità ed il dibattito sulla possibile “declinazione” dei servizi, sempre più numerosi, aperti e innovativi. Su questo si è creata la prima sessione parallela di lavori, dedicata all’esperienza dell’Opera Immacolata Concezione di Padova, che ha costruito ex novo strutture senza barriere oggi diventate luogo preferito di atleti paralimpici di fama mondiale.

Ne ha parlato non solo il Direttore Fabio Toso ma anche la Presidente Giancarla Milan dell’Associazione Agorà – terza età protagonista che ha testimoniato la vitalità, l’entusiasmo e la volontà negli anziani che stando bene possono essere docenti, esempi, modelli-guida.
Altro principio dell’Alleanza, la Reticolazione, ossia il fare rete fra tutti gli attori del sociale e il territorio. E’ stata ricordata la massima di Papa Francesco: “Anche il miracolo è una strategia di squadra”. Dagli accordi quadro di partenariato alle sinergie da far scattare e mantenere.

Prof. Riccardo Prandini, Direttore Ciro Intino, giornalista Luca Guazzati

Qui, nella seconda sessione di lavori dedicata alle relazioni operatori/famiglie, Margherita Marrama della Fondazione Oikia ha registrato il punto di vista del vicepresidente Assindatcolf Andrea Zini, la relazione di Paola Garbella Direttore della Fondazione Cerino Zegna di Biella e sui risultati del lavoro del Cafè Alzheimer, l’esperienza della psicologa Anna Collobiano.

Infine, principio che guarda al futuro, la Ricerca e l’Innovazione tecnologica che spinge verso servizi nuovi e su misura, personalizzando la cura e il prendersi cura, con il ricorso a apparecchi, dispositivi e tecniche di ultima generazione dalla robotica e intelligenza artificiale alle nanotecnologie. Qui, il confronto moderato da Marta Bertolaso con le sfide del futuro, secondo Roberta Bevilacqua dell’Inrca di Ancona, Giovanni Boniolo dell’Università di Ferrara e Paolo Soda dell’Università Campus Bio-Medico di Roma.

Marta Bertolaso

La prima parte dell’incontro si è conclusa con la tavola rotonda sul fine vita, un tema raro e difficile da affrontare dove però nessuno si è tirato indietro: a cominciare dalle statistiche, raccolte nei luoghi della speranza e della cura, dall’Ospedale, dove i numeri sono più elevati, come detto dal geriatra Livio Cortese dell’Università Campus Bio-Medico di Roma, alla casa privata di cui ha parlato Michela Piredda anche lei dell’Università Campus Bio-Medico di Roma, alla residenza per anziani illustrata come “luogo” dall’altra esperta infermiera Ermellina Silvia Zanetti, Gruppo di Ricerca Geriatrica Brescia.
Nel pomeriggio il giornalista moderatore Luca Guazzati ha introdotto – sul tema della reticolazione – sia l’esperienza dell’Inrca di Ancona, unico istituto a carattere scientifico (IRCCS) che si occupa di Longevità attiva, illustrata dal Direttore Scientifico Fabrizia Lattanzio, sia la testimonianza del Direttore generale Elisabetta Elio dell’Opera Pia Ciccarelli di Verona e del Direttore Sanitario Francesco Giuffrida di Osa, cooperativa che porta l’assistenza domiciliare a oltre 40mila pazienti, assolvendo ad un compito che l’ente pubblico appalta a terzi non potendovi far fronte altrimenti. L’intervento conclusivo è stato affidato a Maddalena Pennacchini e Bianca Di Francesco che hanno raccontato l’esperienza molto formativa per gli operatori e utile per il territorio dell’Associazione Alberto Sordi che in pratica serve con il suo centro diurno il IX Municipio di Roma, grande quanto il comune di Milano. Numeri, certo. Sono alla base dello studio per considerare la cultura della longevità come risorsa. Insieme ad esperienze positive che sono state enumerate con dovizia di particolari e l’orgoglio di chi lavora al servizio delle fragilità, che non sempre e non solo riguardano gli anziani.

Roberta Bevilacqua

Nel mutamento della nostra società, l’aumento esponenziale della popolazione anziana deve far riflettere come svolta epocale, cui bisogna arrivare preparati.
Dal miglioramento delle condizioni di vita degli anziani (come aveva intuito il grande Alberto Sordi), dipende il futuro anche dei giovani, la solidità della famiglia, le politiche del welfare, dell’occupazione, la ricerca, l’innovazione e nuovi mercati produttivi, per un’economia della società del futuro dove l’anziano non dev’essere “categoria”, può altresì essere positiva risorsa, ma resta soprattutto persona.

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